I ringraziamenti sono una pagina facoltativa in cui riconosci chi ti ha aiutato nel percorso: relatore, chi ha collaborato alla ricerca, famiglia, amici. Si mettono di solito dopo il frontespizio o in chiusura, hanno un tono più personale del resto della tesi ma restano sobri e brevi (mezza pagina o una). Poche righe sincere funzionano meglio di un elenco infinito.
In questo articolo
I ringraziamenti sono spesso l’ultima pagina che scrivi e una delle prime che gli altri leggono. Non valgono un voto e nessun regolamento li impone, ma sono la parte più personale dell’intero lavoro: l’unico punto in cui, in un documento altrimenti rigoroso e impersonale, puoi dire «grazie» con la tua voce. Per questo vale la pena farli bene: brevi, sinceri, ben costruiti.
Questa guida risponde alle domande pratiche che quasi tutti si pongono davanti a una pagina bianca: sono obbligatori? Dove vanno? Chi devo nominare, e in che ordine? Che tono è appropriato? Trovi anche tre modelli da cui partire, una piccola raccolta di formule e gli errori da evitare.
Sono obbligatori?
No. I ringraziamenti sono facoltativi: una tesi senza è perfettamente valida e nessuno la valuterà meno per questo. Si scrivono per scelta, per riconoscere chi ha contribuito al percorso, e hanno un valore soprattutto umano. Alcuni corsi li sconsigliano in tesi molto formali o brevi; altri li accolgono volentieri. Se hai dubbi, chiedi al relatore.
Dove si mettono
Due collocazioni sono diffuse:
- all’inizio, subito dopo il frontespizio e (se c’è) la dedica, prima dell’indice;
- alla fine, dopo le conclusioni o dopo la bibliografia.
Non c’è una regola fissa: se il tuo corso non indica nulla, scegli liberamente, ma sii coerente con la struttura generale. Se usi una pagina di dedica, di solito precede i ringraziamenti. Per la pagina iniziale e per gli altri elementi preliminari vedi anche come fare il frontespizio.
Chi ringraziare (e in che ordine)
Di solito si parte dall’ambito accademico e si arriva a quello personale. Un ordine che funziona bene e non offende nessuno:
- Il relatore (ed eventuale correlatore), per la guida, la disponibilità e le indicazioni sul lavoro.
- Chi ha contribuito alla ricerca: tutor, colleghi di laboratorio, docenti che ti hanno aiutato, il personale della biblioteca, l’ente o l’azienda dove hai svolto il lavoro.
- Chi ha partecipato alla ricerca (persone intervistate, partecipanti a un questionario), in forma generale se i nomi sono riservati.
- La famiglia e le persone più vicine.
- Amici, compagni di corso, chi ti ha sostenuto lungo il percorso.
Non serve nominare tutti: meglio poche righe sentite che un elenco infinito. Chi non viene citato per nome, ma rientra in una formula generale («tutti gli amici che mi hanno sostenuto»), non se ne avrà a male.
Che tono usare
È l’unico punto della tesi in cui puoi essere personale. Vanno bene la sincerità e anche un po’ di emozione, ma resta misurato:
- Sobrietà: la pagina compare in un documento ufficiale che resterà agli atti.
- Calore, non confidenze: evita dettagli troppo privati o che mettono a disagio chi legge.
- Niente battute criptiche che solo tu e due amici capite.
- Ironia leggera, se c’è, ma mai a spese di qualcuno.
- Linguaggio semplice: non serve il lessico accademico, serve la tua voce.
La lunghezza ideale è mezza pagina, al massimo una. Due pagine di ringraziamenti stancano chi legge e sviliscono il valore del singolo grazie.
Come strutturarli: uno schema in cinque tempi
Se non sai come cominciare, puoi seguire questo schema, che dà al testo un filo naturale:
- Apertura breve: una frase che inquadra il momento («Al termine di questo percorso desidero ringraziare…»).
- Il relatore: ringrazia per la guida, specificando qualcosa di concreto (la disponibilità, un consiglio che ha cambiato il lavoro).
- Il mondo accademico e di ricerca: chi ha aiutato nella parte tecnica.
- Le persone care: famiglia, amici, partner, con una o due frasi calde.
- Chiusura: un’immagine, un ricordo, un augurio, una frase breve che chiude il cerchio.
Tre modelli da cui partire
Questi esempi sono pensati per essere adattati, non copiati: la forza di una pagina di ringraziamenti sta nel fatto che sia tua.
Desidero ringraziare il prof. [Cognome], relatore di questa tesi, per la disponibilità e per i consigli che mi hanno aiutato a dare forma al lavoro.
Ringrazio la mia famiglia, che mi ha sostenuto in questi anni con pazienza e fiducia, e gli amici e i compagni di corso con cui ho condiviso studi, esami e qualche notte di troppo in biblioteca.
A tutti, grazie.
Al termine di questo lavoro desidero ringraziare chi ne ha reso possibile la realizzazione.
Un grazie sentito alla prof.ssa [Cognome], relatrice, per la guida rigorosa e per la libertà che mi ha lasciato nel costruire la ricerca, e al dott. [Cognome], correlatore, per i suggerimenti sull’analisi dei dati.
Ringrazio [ente/azienda], che mi ha accolto per la parte empirica, e in particolare le persone che hanno accettato di partecipare alle interviste: senza il loro tempo e la loro franchezza questa tesi non esisterebbe.
Ai miei genitori, che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno, e a [nome], che ha ascoltato più volte le versioni provvisorie di queste pagine con una pazienza infinita.
Agli amici e ai colleghi di corso, compagni di un percorso che, senza di loro, sarebbe stato molto più faticoso.
Ho scritto questa tesi in un periodo in cui le cose non sono state sempre facili, e non l’avrei finita senza qualcuno.
Grazie al prof. [Cognome], che mi ha aiutato a trovare la domanda giusta.
Grazie a mia sorella, che mi ha ricordato che le scadenze si possono spostare e le persone no.
Grazie a chi, in questi mesi, mi ha chiesto «come va la tesi?» e ha avuto il coraggio di ascoltare la risposta.
Formule utili
Alcune espressioni che puoi usare e personalizzare:
- «Desidero ringraziare…»
- «Un ringraziamento particolare va a…»
- «Sono grato a… per…» (indica sempre per che cosa: rende il grazie concreto)
- «Un pensiero speciale a…»
- «Senza il sostegno di… questo lavoro non sarebbe stato possibile.»
- «A tutti coloro che, in modi diversi, hanno contribuito a questo percorso.»
Aggiungere un dettaglio specifico (un consiglio, un aiuto, un ricordo) trasforma qualunque formula standard in un ringraziamento vero.
Se hai ricevuto un finanziamento o un aiuto formale
In alcuni contesti (dottorato, progetti di ricerca, borse di studio) è corretto, e talvolta richiesto, indicare il finanziamento o il supporto istituzionale ricevuto: una borsa, un progetto, un laboratorio. Verifica le regole del tuo ateneo e dell’ente che ha finanziato il lavoro: in alcuni casi esiste una formula obbligatoria da inserire.
Gli errori più comuni
- Troppo lunghi: due pagine di ringraziamenti stancano.
- Tono troppo informale, pieno di soprannomi incomprensibili o riferimenti privati.
- Dimenticare il relatore: è il primo che se ne accorge.
- Elenco di nomi senza motivo: un nome senza un perché ha poco valore.
- Nominare persone che non vogliono comparire (colleghi, interlocutori in azienda) senza averlo chiesto.
- Copiare ringraziamenti da internet: si sente, e perdono completamente il loro senso.
- Scriverli con troppa enfasi per compensare una tesi che non convince: meglio sobrietà.
- Errori di grafia nei nomi e nei titoli accademici.
Checklist dei ringraziamenti
- Ho controllato se il mio corso prevede o sconsiglia i ringraziamenti.
- Ho ringraziato relatore ed eventuale correlatore, con nome e titolo corretti.
- Ho riconosciuto chi ha contribuito alla ricerca.
- Ho chiesto il permesso di nominare chi lavora in aziende o enti.
- Il tono è sincero ma sobrio.
- La lunghezza è di mezza pagina o una.
- Ho riletto per controllare grafie, titoli e refusi.
- Ho deciso se metterli all’inizio o alla fine, coerentemente con il resto della tesi.
Domande frequenti
I ringraziamenti sono obbligatori?
No, sono facoltativi. Nessun regolamento li impone e una tesi senza è valida. Si scrivono per scelta personale.
Dove si mettono i ringraziamenti?
Di solito all’inizio, dopo il frontespizio (e l’eventuale dedica) e prima dell’indice, oppure alla fine, dopo conclusioni o bibliografia. Se il corso non dice nulla, scegli tu.
Quanto devono essere lunghi?
Mezza pagina o una pagina al massimo. Due pagine sono troppe per chi legge e rischiano di perdere intensità.
Si può ringraziare un amico o un familiare per nome?
Sì, è normale. Meglio indicare anche il motivo del ringraziamento. Se si tratta di persone legate al lavoro (colleghi, aziende), chiedi il permesso prima.
In che ordine si ringraziano le persone?
Di solito prima l’ambito accademico (relatore, correlatore, chi ha aiutato nella ricerca), poi quello personale (famiglia, amici). È una convenzione, non un obbligo.
Posso scrivere i ringraziamenti in modo ironico?
Un tocco di leggerezza va bene, purché resti misurato e non danneggi nessuno. Ricorda che il documento resta agli atti e verrà letto anche da persone che non ti conoscono.
In sintesi
I ringraziamenti sono facoltativi, brevi e personali: relatore per primo, persone care poi, con un tono sincero ma sobrio. Sono il modo più semplice per chiudere la tesi con la tua voce, dopo mesi di prosa accademica. Scrivili con calma, magari a lavoro finito, quando sai chi davvero ti ha aiutato.
E se vuoi sapere che cosa ti aspetta dopo la consegna, dai un’occhiata a come si calcola il voto di laurea, oppure scopri l’abstract che accompagna il tuo lavoro. Se ti serve una mano per arrivare alla discussione con un lavoro solido, un tutor della tua area può affiancarti: il lavoro resta tuo, e la soddisfazione di scrivere «grazie» alla fine sarà ancora più meritata.
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